I.
Maggio 20, 2007
Qualche volta, la sera, mentre lei sta seduta davanti a questo coso che vedete anche voi mentre leggete, se insisto, mi prende sulle ginocchia. Mi piace stare così, avvolta al sicuro fra le sue gambe, la sua pancia e il bordo del tavolo su cui appoggia la tastiera, e glielo dimostro coi miei giochi di prestidigitazione. A volte lei mi prende in mano le zampine per sentire quanto sono morbidi (e spesso gelati) i miei polpastrelli e stiamo così, palmo contro palmo. E’ morbida anche lei. Tanto pigio e tanto pingo che ci è venuta l’idea. Il gioco però è breve. Di solito dopo poco scendo me ne vado a dormire nello scaffale di sotto, fra le carte di lui e l’enciclopedia di quando lei era bambina. Come una eterna piccola, appunto, invece di fare qualcosa di saggio come appisolarsi, lei continua a pigiare.
Benvenuta, Musetta!
Attendo anche un post in cui descrivi quello che provi quando la tua “mamma” sta al telefono con me, e tu chiacchieri e protesti, gelosona…;-**
La trovo una cosa bellissima
Ciao Musetta,
anch’io sono un gatto e il mio migliore amico umano, come il tuo, è molto morbido e affettuoso. C’è una cosa, però, che non ho ancora capito. Quando i nostri amici ci accolgono in grembo e ci carezzano delicaamente, sono loro che stanno coccolando noi, oppure siamo noi che stiamo – non so come – consolando loro?
A presto.
Gigia
Sicuramente la seconda, Gigia
Gatto è bello, aditus. Gatto di casa, però.
Placida, ma allora, è con te che parla! Non parla da sola, dunque, con uno strano lontano bisbiglio. Quando fa così a me mi sembra un po’ matta
però, che lessico forbito, la musetta….